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 Italia vs. Svezia: formazione

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pierluigi
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Gio Apr 26, 2012 9:40 pm

Il problema vero e´ che ci sono troppi laureati, a volte con diversi master, tra un po´anche i cani si laureano....pure i figli di operai, i figli di contadini, i figli di commercianti ecc.. si laureano! purtroppo non avranno mai le stesse raccomandazioni dei figli di avvocati , figli di farmacisti, figli di notai o industriali ecc..
. La soluzione per una migliore meritocrazia e´abolire il valore legale dei titoli di studio , chiamare le persone semplicemente per il nome di battezzo e non per titolo (dott. avv. proff. monsignore ecc) e´un buon inizio ed esempio di coesione sociale. Il grosso pregio della Svezia e degli altri paesi scandinavi e´certamente un relativo maggior peso per il merito naturalmente con le dovute eccezioni!!!
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balorso
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Gio Apr 26, 2012 10:29 pm

pierluigi ha scritto:
Il problema vero e´ che ci sono troppi laureati, a volte con diversi master, tra un po´anche i cani si laureano....pure i figli di operai, i figli di contadini, i figli di commercianti ecc.. si laureano! purtroppo non avranno mai le stesse raccomandazioni dei figli di avvocati , figli di farmacisti, figli di notai o industriali ecc..
. La soluzione per una migliore meritocrazia e´abolire il valore legale dei titoli di studio , chiamare le persone semplicemente per il nome di battezzo e non per titolo (dott. avv. proff. monsignore ecc) e´un buon inizio ed esempio di coesione sociale. Il grosso pregio della Svezia e degli altri paesi scandinavi e´certamente un relativo maggior peso per il merito naturalmente con le dovute eccezioni!!!


NO! Non e' un problema, anzi sono meno confronto altre nazioni europee... i problemi in Italia sono ben altri..
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Arduino
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Gio Apr 26, 2012 11:12 pm

pierluigi ha scritto:
Il problema vero e´ che ci sono troppi laureati, a volte con diversi master, tra un po´anche i cani si laureano....pure i figli di operai, i figli di contadini, i figli di commercianti ecc.. si laureano! purtroppo non avranno mai le stesse raccomandazioni dei figli di avvocati , figli di farmacisti, figli di notai o industriali ecc..
. La soluzione per una migliore meritocrazia e´abolire il valore legale dei titoli di studio , chiamare le persone semplicemente per il nome di battezzo e non per titolo (dott. avv. proff. monsignore ecc) e´un buon inizio ed esempio di coesione sociale. Il grosso pregio della Svezia e degli altri paesi scandinavi e´certamente un relativo maggior peso per il merito naturalmente con le dovute eccezioni!!!


Scusami ma per me e´un NI

che in svezia ci sia piu meritocrazia... forse e´ anche vero, ma senza il titolo di studio i posti da dirigente te li scordi, il curriculum neanche lo aprono.. , se si aspira a posti lavorativi( statali e non ) di rilievo ci si deve presentare con una bella laurea svedese.. ( eccezione fatta per i medici ) altrimenti la vedo molto dura... ( almeno , nel mio caso, perche posso riportare solo la mia esperienza personale)
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vladimir
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Gio Apr 26, 2012 11:48 pm

@arduino io sono medico per cui ricado nell'eccezione che dici tu. Però conosco laureati in Italia in legge, lingue, informatica, fisica, psicologia, biologia, statistica che lavorano in Svezia, nello stesso campo di studio, mentre in Italia avevano tante porte chiuse. Non ho sparato lauree a caso, sono tutti riferimenti a persone vere. Di questa discriminazione tra lauree svedesi e non, non ho mai sentito parlare e francamente mi sembra estremamente improbabile che esista. La differenza fondamentale rispetto all'Italia è che qui chi ti assume deve in genere convenirgli farlo in maniera "diretta". Intendo dire che gli servi per le tue competenze e non per avere un favore in cambio da qualcun'altro. Guardate che questa semplicissima cosa fa tutta la differenza del mondo.

@ilbiondo sono romano come te e sento tutta la mancanza delle cose che citi, più mille altre. Questa mancanza è sufficiente a costringermi a programmare di passare ogni momento libero in Italia ma non a farmi pensare di tornarci a vivere. Però sono qui da tre anni; può essere che tra altri sette la penserò come te... chi lo sa...

Un saluto,
V.
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 12:25 am

Non hai capito, contestavo questa affermazione:

pierluigi ha scritto:
Il problema vero e´ che ci sono troppi laureati, a volte con diversi master, tra un po´anche i cani si laureano....pure i figli di operai, i figli di contadini, i figli di commercianti ecc.. si laureano!


1) I laureati non sono troppi

2) I laureati non sono un problema, in Italia i problemi sono ben altri...

3) Se un figlio di un operaio e' intelligente non vedo perche' non debba potersi laureare, altrimenti ci troviamo pieni di "trote" che fanno lo stesso lavoro del padre.

pierluigi ha scritto:

. La soluzione per una migliore meritocrazia e´abolire il valore legale dei titoli di studio !


Cosi' i raccomandati non fanno manco la fatica di far finta di studiare??

Ti fai operare da un medico non laureato??

Fai fare il bilancio della tua azienda al primo che passa, perche' al bar del paese ti hanno detto che e' uno bravo??

La tua casa la fai progettare non all'ingegniere ma al muratore con la terza media che ti dice "Son ventanni che costruisco case!!"


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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 1:27 am

Sono davvero raccapricciato da come tu la pensi pierluigi... spero tu ti sia espresso male, perché ciò che dici è grave... dobbiamo tornare al Medioevo? se tuo padre è un operaio devi fare l'operaio?

Io sono, orgogliosamente, figlio di operai, che mi hanno insegnato benissimo cosa vuol dire sudare 8-9 ore al giorno per 900-1k€ al mese. E spero proprio di poter fare l'Università per crearmi qualcosa di migliore nella vita, purtroppo non potrò farla grattandomi durante il giorno, ma dovrò per forza lavorare, ma spero che la mia laurea valga come quella del figlio di un'avvocato...
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ilbiondo
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 9:12 am

isildurr quello che dici é vero, ma secondo me la laurea la devi prendere solo se hai veramente una passione personale e non per una prospettiva di vita migliore. Io non sono laureato e non sono specializzato in nada, forse é stato proprio quello che mi ha salvato e mi ha fatto sempre trovare lavoro e tutto sommato mi ha permesso di campare dignitosamente in diversi paesi.
Secondo me si é perso quello che c era una volta e cioé di fare il ragazzo di bottega e di impararsi un mestiere, alla fine quello che dice pierluigi é vero.
Ci sono 100000 ragazzi ossessionati dalla laurea che diventeranno 100000 dottori o avvocati o quello che vuoi tu, poi quando ti si rompe il lavandino chiami il commercialista?
Guarda se potessi tornare indietro nel tempo mi sarei messo dietro ad un idraulico per imparare il mestiere, qui in svezia é una miniera d oro come lo é in italia.
Ci sono tanti altri mestieri necessari alla comunitá e che vanno scomparendo o sono quasi monopolizzati dagli stranieri, tipo nell edilizia e non per forza il muratore che scarica sacchi di cemento, ma tipo il piastrellista o elettricista che sono ben pagati e che ti darebbero lavoro quasi subito.

Ti faccio un altro esempio, io a roma facevo l accompagnatore turistico ma poi mi sono messo a fare l autista di bus turistici. Sicuramente non é il lavoro che uno sogna di fare da piccolo e non lavoravo dalle 8 alle 16 peró quando mi portavo a casa 2000 euro al mese e i miei amici che lavoravano in ufficio dal lunedi al venerdí guadagnavano la metá era una bella soddisfazione.

Parlavo con il mio vecchio capo pochi giorni fa e mi ha detto che stanno comprando altri mezzi perché non riescono a coprire la mole di lavoro che hanno, quindi i settori che vanno in italia ci sono e secondo me la maggior parte sono quelli che non richiedono laurea ma lavoro manuale.
Se vuoi lasciare l italia per ché non ti piace é un conto, ma se vuoi lasciarla solo per trovare un lavoro da laureato io ci penserei due volte.
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balorso
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 9:29 am

ilbiondo ha scritto:
isildurr quello che dici é vero, ma secondo me la laurea la devi prendere solo se hai veramente una passione personale e non per una prospettiva di vita migliore. Io non sono laureato e non sono specializzato in nada, forse é stato proprio quello che mi ha salvato e mi ha fatto sempre trovare lavoro e tutto sommato mi ha permesso di campare dignitosamente in diversi paesi.
Secondo me si é perso quello che c era una volta e cioé di fare il ragazzo di bottega e di impararsi un mestiere, alla fine quello che dice pierluigi é vero.
Ci sono 100000 ragazzi ossessionati dalla laurea che diventeranno 100000 dottori o avvocati o quello che vuoi tu, poi quando ti si rompe il lavandino chiami il commercialista?


Hai ragione. Ma secondo me non bisogna fare confusione.

Il mio idraulico, i Italia, (persona onestissima e simpaticissima) non sapeva quanti centimetri cubici ci sono in un litro, ne' tantomeno quanto fosse il peso approssimativo di un litro d'acqua,
(lo so perche ci siamo messi a discutere di acquari e di vasche) ma se devi fare una cisterna, appendere un boiler da 200 litri come fai?? Calcoli a spanne??

Il muratore che ha rifatto il pavimento del terrazzo a casa di mia madre cercava di convincermi che il 2% di un metro fossero 2 millimetri,
e quindi la pendenza del pavimento del terrazzo deve essere di 2 millimetri per ogni metro.....


Quando ti trovi la casa allagata questi signori ti rispondono "Aho' ma io te l'avevo detto, ma te hai voluto risparmia' sui materiali..."

Sono d'accordo con voi, molti laureati andrebbero obbligati a lavorare un paio di anni con zappa e vanga,

ma e' anche vero che molti artigiani andrebbero costretti a studiare a forza di bacchettate sulle dita

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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 10:25 am

Questo è un discorso mooooolto lungo e temo sia anche molto off-topic. Il problema di cui state discutendo c'è senz'altro ma purtroppo è affrontato in maniera eccessivamente semplicistica, non intendo solo da voi, purtroppo tutti ne parlano in maniera semplicistica e gli unici che potrebbero discuterne sapendo quello che dicono non hanno nessun interesse a farlo. C'è sicuramente un problema di numero di laureati, persone interessate a fare lavori manuali ecc. ecc. però in Italia c'è un gravissimo problema di qualità di formazione. Non ci sono troppi laureati in generale, ci sono troppi laureati con un pezzo di carta in mano che non sanno fare nulla. Ovviamente la colpa non è loro. La colpa è di un sistema formativo (di cui ahimè ho fatto parte) che funziona (come quasi tutto in Italia) esclusivamente secondo logiche clientelari e di interesse per cui la qualità della formazione è l'ultimo dei problemi. Questo è successo con la connivenza di TUTTI, studenti, genitori, docenti, politici di ogni colore ecc. ecc. Le facoltà "mostro" senza numero chiuso con studenti che traboccano dalle aule esistono esclusivamente in Italia, tutti sanno come si è arrivati a questa situazione, ma nessuno ha il coraggio di mettervi fine. Parcheggiare i giovani per qualche anno alla fine fa comodo a TUTTI (anche ai giovani stessi) soprattutto se sei così miope che non hai consapevolezza e non ti rendi conto che così stai mandando in malora diverse generazioni. Quando dico tutti parto dal Presidente della repubblica, a tutta la classe politica, a tutti i cittadini, ai genitori/pensionati fino ai giovani stessi. Il fatto che siano tutti responsabili fa sì che ciclicamente si punti il dito verso qualche categoria specifica. Tentare di risolvere questo problema sarebbe un processo estremamente doloroso per tutti, non so se mai si tenterà. Il risultato di tutto ciò è la così detta "fuga dei cervelli", termine orribile e odioso che non rende nessuna giustizia al fenomeno. Potrei suonare presuntuoso ma secondo me il fenomeno è moto triste. Chi ha consapevolezza, ha gli strumenti per rendersi conto della situazione e può farlo, cerca di andarsene; gli altri restano, generando una sorta di selezione negativa che rende ancora più difficile ogni cambiamento.

Per quanto riguarda l'idraulico, credo anch'io che imparare un mestiere di questo genere (studiando anche) sia la strada migliore in Italia. Però resta sempre un problema di base: ti trovi a competere con quello disonesto, quello che evade le tasse, quello che utilizza prodotti di scarsa qualità e li spaccia per ottimi. Sopravvivere comportandosi onestamente è sempre molto difficile in Italia e questo per molti è inaccettabile. Anche qui si instaura il fenomeno di selezione negativa di cui sopra...

Un saluto,
Vladimir
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 10:43 am

Forse mi sono espresso male. Io intendo laurearmi, lo dico chiaramente, in Lingue e letterature straniere (Inglese e Svedese) ma attualmente mi sto diplomando da Perito Chimico, il che vuol dire che, potenzialmente, potrei essere un laureato in Lingue (nei vari forum ho visto che di insegnanti ce ne sarà bisogno in Svezia) ma avendo anche un diploma tecnico da chimico. La situazione dei periti chimici, in Italia, è grave, il settore è morto da 20 anni e se non c'è lavoro per i laureati in Chimica e in Ingegneria Chimica, figuratevi per i periti....

Io ho aperto un post nel quale domandavo com'è il settore chimico in Svezia, ma purtroppo non ho ricevuto risposte...
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pierluigi
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 11:02 am

Il sogno di tutte le mamme e papá e´vedere il proprio figlio laureato e sistemato. cosí molte famiglie fanno colossali sacrifici per fare studiare i figli. La realta´e´triste quando si scopre che l´amico figlio del farmacista eredita la farmacia dal padre, l´amico un po´stupido figlio del notaio diventa nel giro di due anni notaio pure lui, la figlia dell´avvocato vince il concorso e diventa procuratote come la mamma, ecc. ecc. ecc. ( vedi fam. Fornero in Italia)
cosí, anche se eri il piu´ bravo al liceo´e bravissimo all´universita´, quando sei laureato e senza " raccomandazioni" non hai poi molte alternative. Una alternativa e´provarci all´estero dove magari il merito conta ancora qualcosa.

Il fatto che ci sono troppi laureati e´un bene ma e´anche male. risultato di politiche sbagliate in Italia e´che moltissimi stranieri prendono il posto degli Italiani in lavori meno "laureati"...
PER ESEMPIO: in Svezia un grävmaskinist eller snickare possono guadagnare come un laureato, a volte molto di piu´, con il vantaggio che non hanno nessun debito di studio come moltissimi laureati spesso in Svezia hanno.

Un ragazzo svedese dopo il liceo (19-20 ) anni si trasferisce di casa, per conto suo, spesso con i soldi che ha risparmiato, vive e lavora un anno all´estero per fare un po´di esperienza, e poi decide cosa vuole fare nella vita; senza stress;
Le mamme italiane vogliono decidere il futuro dei figli... cosí se molti a 35/40 anni, laureati vivono ancora alle spalle dei genitori, secondo me e´anche un po´colpa della mentalita´, della storia ecc.. italiana.

Al contrario della Svezia , in Italia manca un piano " strategico" della scuola. Manca un collegamento col mondo del lavora. per esempio :Secondo me e´un grosso spreco di energia quando un laureato in legge deve , per mantenersi , lavorare come idraulico....
Indubbiamente lavori piu´umili (meno laureati) devono essere rivalutati sia come competenze sia economicamente. Sono d´accordo : Gli idraulici, gli elettricisti, il muratore, devono studiare di piu´, devono essere piu´competenti (molti incidenti sul lavoro si eviterebbero!)
Non so´ se vi e´capitato di guidare dalla Svezia giu´in Italia: da un´occhiata ai cantieri sulle strade, come sono vestiti e attrezzati gli svedesi e i tedeschi e come sono messi male gli italiani in canottiera e scarpe da tennis.


Il concetto e´vasto , il tempo per scrivere e´poco. a presto P.
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 8:22 pm

Non sono d'accordo sull'abolire il valore legale dei titoli di studio, ma quello che ci vorrebbe sono criteri di selezione per l'accesso alle università molto più seri e severi. Se tutte le facoltà fossero a numero chiuso (in proporzione alla reale esigenza del Paese di quelle figure professionali) e l'università italiana fosse molto più severa si sarebbero già enormi passi avanti. Molto semplicemente basterebbe applicare semplici regolette che esitstono già in altri Paesi: 1) l'esame lo fai nella prima sessione disponibile e non quando ti pare e piace 2)se ti bocciano all'esame hai una seconda possibilità per passarlo altrimenti è come se venissi bocciato alle superiori, quindi ti ripeti tutto l'anno accademico (e gli altri esami passati in quell'anno accademico ti vengono annullati) 3)se vieni "bocciato" una seconda volta per un intero anno accademico semplicemente non puoi più reiscriverti in quell'università. Ho studiato sei mesi in Belgio e lì era così. Non è la soluzione a tutti i problemi ma in questo modo si iniziano a eliminare 1/2 degli studenti parcheggiati nelle università italiane. Il tutto sarebbe poi purtroppo inapplicabile in Italia dato che non c'è un controllo qualitativo sui professori.
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 8:25 pm

shipshape ha scritto:
Il tutto sarebbe poi purtroppo inapplicabile in Italia dato che non c'è un controllo qualitativo sui professori.
cheers
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vladimir
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Ven Apr 27, 2012 11:19 pm

francamente l'inasprimento delle regole mi sembra il classico stile italiano. Facciamo regole sempre più severe che la maggior parte delle persone non rispetta, e gli onesti sono sempre quelli che se la prendono in quel posto...
Per far funzionare l'Università servirebbe un cambio netto di mentalità e l'impostazione secondo criteri formativi moderni. Quanti professori italiani utilizzano il PBL? Nelle nostre università l'insegnamento è concepito esclusivamente come mezzo per mantenere un potere (ormai vuoto), l'unico compito sembra essere quello di trasmettere nozioni e verificare che gli studenti le abbiano imparate per bene a memoria. Siamo gli unici al mondo a fare ancora gli esami orali. Gli studenti italiani sono gli unici al mondo che quando studiano "ripetono ad alta voce" il contenuto del libro. Ci dovremmo rendere conto che siamo indietro di 50 anni a provare a metterci a livello ma la verità è che siamo troppo arroganti e presuntuosi per farlo. In Svezia smantellano le aule tradizionali per facilitare il passaggio a nuove metodiche. Il 99% dei professori italiani non avrebbe idea di cosa si sta parlando.
Quando sono arrivato qui, prima di permettermi di insegnare mi hanno imposto settimane di corsi pedagogici. Prova a dire la stessa cosa ad un docente qualsiasi in Italia e senti cosa ti risponde.

Un saluto,
V.
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pierluigi
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 9:53 am

vladimir ha scritto:
francamente l'inasprimento delle regole mi sembra il classico stile italiano. Facciamo regole sempre più severe che la maggior parte delle persone non rispetta, e gli onesti sono sempre quelli che se la prendono in quel posto...
Per far funzionare l'Università servirebbe un cambio netto di mentalità e l'impostazione secondo criteri formativi moderni. Quanti professori italiani utilizzano il PBL? Nelle nostre università l'insegnamento è concepito esclusivamente come mezzo per mantenere un potere (ormai vuoto), l'unico compito sembra essere quello di trasmettere nozioni e verificare che gli studenti le abbiano imparate per bene a memoria. Siamo gli unici al mondo a fare ancora gli esami orali. Gli studenti italiani sono gli unici al mondo che quando studiano "ripetono ad alta voce" il contenuto del libro. Ci dovremmo rendere conto che siamo indietro di 50 anni a provare a metterci a livello ma la verità è che siamo troppo arroganti e presuntuosi per farlo. In Svezia smantellano le aule tradizionali per facilitare il passaggio a nuove metodiche. Il 99% dei professori italiani non avrebbe idea di cosa si sta parlando.
Quando sono arrivato qui, prima di permettermi di insegnare mi hanno imposto settimane di corsi pedagogici. Prova a dire la stessa cosa ad un docente qualsiasi in Italia e senti cosa ti risponde.

Un saluto,
V.

esatto.

il numero chiuso poi, credo sia qualcosa di medioevale.
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 10:40 am

pierluigi ha scritto:
esatto.

il numero chiuso poi, credo sia qualcosa di medioevale.

Perché? In molti stati lo usano ancora, Svezia compresa. Sono stata ammessa a un master a Stkh e i posti erano limitati: 20 studenti internazionali e 20 studenti svedesi; e non era una selezione fittizia, l'ammissione era davvero competitiva dato che i candidati tra gli studenti internazionali erano 389. A me non sembra così terribile fare un po' di selezione a partire dal momento dell'ammissione al corso. Anche qui, credo che in Italia andrebbero rivisti i metodi di accesso alle facoltà che già sono a numero chiuso, però il numero programmato in sé, ripeto, non lo trovo terribile.


Ultima modifica di shipshape il Gio Lug 12, 2012 9:53 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 12:19 pm

pierluigi ha scritto:

esatto.

il numero chiuso poi, credo sia qualcosa di medioevale.

Penso che in linea di massima sia un'idea giusta: se il mercato ha bisogno di 100 architetti e 50 dottori, è ben giusto che le rispettive Facoltà siano finanziate in modo adeguato e, conseguentemente, non possano formare più di 100 architetti o 50 dottori. Altrimenti si può andare incontro a colossali sprechi da un lato e carenze dall'altro: inefficienza. Certo, come quasi qualunque altro sistema, può essere usato bene o male ma questo è un altro discorso. Comunque, non vedo cosa c'entri con il discorso principale del "meglio stare in Italia", visto che il numero chiuso esiste sia in Italia che in Svezia.

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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 1:14 pm

shipshape ha scritto:
Molto semplicemente basterebbe applicare semplici regolette che esitstono già in altri Paesi: 1) l'esame lo fai nella prima sessione disponibile e non quando ti pare e piace 2)se ti bocciano all'esame hai una seconda possibilità per passarlo altrimenti è come se venissi bocciato alle superiori, quindi ti ripeti tutto l'anno accademico (e gli altri esami passati in quell'anno accademico ti vengono annullati) 3)se vieni "bocciato" una seconda volta per un intero anno accademico semplicemente non puoi più reiscriverti in quell'università.

perchè in altri paesi europei fanno questo? perchè gli esami sono più facili, non ho avuto esperienze dirette ma tramite compagni di università che si sono fatti periodi in erasmus in Olanda, Svezia, Spagna ect dai loro racconti è venuto fuori che gli esami consistono in ricerche o tesine da presentare a fine corso, o esami a crocette svolti come provette "in itinere" durante il periodo delle lezioni.

Nella mia esperienza personale ho dovuto lottare ( e sto ancora lottando Very Happy) con professori universitari che fanno di tutto per bocciare all'esame solo per il gusto di farlo (3 promossi su 120), professori di meccanica applicata che non hanno idea di come funziona un motore endotermico, esami dove l'unico modo per passare era imparare a memoria le dimostrazioni, laboratori inesistenti ect
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 1:59 pm

paolo_molnija ha scritto:
shipshape ha scritto:
Molto semplicemente basterebbe applicare semplici regolette che esitstono già in altri Paesi: 1) l'esame lo fai nella prima sessione disponibile e non quando ti pare e piace 2)se ti bocciano all'esame hai una seconda possibilità per passarlo altrimenti è come se venissi bocciato alle superiori, quindi ti ripeti tutto l'anno accademico (e gli altri esami passati in quell'anno accademico ti vengono annullati) 3)se vieni "bocciato" una seconda volta per un intero anno accademico semplicemente non puoi più reiscriverti in quell'università.

perchè in altri paesi europei fanno questo? perchè gli esami sono più facili, non ho avuto esperienze dirette ma tramite compagni di università che si sono fatti periodi in erasmus in Olanda, Svezia, Spagna ect dai loro racconti è venuto fuori che gli esami consistono in ricerche o tesine da presentare a fine corso, o esami a crocette svolti come provette "in itinere" durante il periodo delle lezioni.

Nella mia esperienza personale ho dovuto lottare ( e sto ancora lottando Very Happy) con professori universitari che fanno di tutto per bocciare all'esame solo per il gusto di farlo (3 promossi su 120), professori di meccanica applicata che non hanno idea di come funziona un motore endotermico, esami dove l'unico modo per passare era imparare a memoria le dimostrazioni, laboratori inesistenti ect

Chiedi perché in altri Paesi europei fanno questo? Perché l'università funziona. Non è che all'estero l'università è più facile, sarebbe più giusto dire che ti rende la vita meno difficile. Uno studente italiano di, mettiamo, architettura e uno studente svedese di architettura usciranno dall'università più o meno con la stessa preparazione nel loro campo di studio. La differenza è quello italiano si sarà roso il fegato per cinque anni, si sarà trovato davanti a favoritismi per i "figli di", professori che si presentano a lezione una volta sì e tre no, professori che bocciano per il gusto di bocciare, tempo perso in segreteria per magagne burocratiche, laboratori spesso in condizioni pietose e nel frattempo ti passa pure la voglia di studiare. Quello svedese si deve preoccupare di seguire le lezioni e studiare gli argomenti che ci sono nel programma. Ed è giusto che sia così. Perché dovrei penare le pene dell'inferno perché un docente non è in grado di fare il suo lavoro? Diciamo che quando ho studiato all'estero, parlo per i due Paesi per cui ho esperienza, Belgio e Norvegia, mi sentivo molto più motivata.
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 2:13 pm

shipshape ha scritto:
Chiedi perché in altri Paesi europei fanno questo?

ok era una domanda retorica

shipshape ha scritto:
La differenza è quello italiano si sarà roso il fegato per cinque anni,

concordo Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 8:00 pm

Anche a me e' piaciuta molto di piu' l'universita' svedese, si fa piu' pratica, piu' responsabilita' come studente, professori piu' alla mano.
Pero' alcuni esami sono veramente facili, secondo me fin troppo.
Dal mio punto di vista dovrebbero migliorare assai sulle competenze teoriche, che in italia sembrano essere tutto (io ho studiato biologia molecolare, i miei colleghi svedesi erano stupidi del fatto che io avessi toccato una pipetta da lab per la prima volta per la mia tesi).
E dovrebbero fare piu' esami orali.
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vladimir
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 11:25 pm

rispondo rispetto a qualche punto trattato:
1) non è vero che nelle altre Università gli esami sono più "facili". Gli studenti sono sicuramente più supportati e quindi hanno vita più semplice. Questo viene spesso confuso con "esame facile" portando a conclusioni sbagliate. Non c'è bisogno di avere un esame terrificante al fine di una buona formazione. Anzi, è stato più volte dimostrato che la severità dell'esame è del tutto ininfluente se non controproducente;
2) il numero chiuso è sacrosanto. C'è sicuramente la questione del calibrare il numero di laureati rispetto alle necessità, ma il vero fattore che lo rende imprescindibile è la salvaguardia della formazione. Non si capisce perché l'università dovrebbe essere in grado di formare un numero indeterminato e potenzialmente infinito di persone allo stesso tempo. Ovviamente per garantire una formazione decente deve mettere un limite al numero degli studenti, questo è motivo più che sufficiente per comprendere la necessità del numero programmato. In Italia il concetto di diritto allo studio è stato strumentalizzato in maniera veramente indegna per illudere migliaia di ragazzi di garantirgli tale diritto. In realtà gli hanno messo dei pezzi di carta inutili in mano, pagati a caro prezzo, veramente una vergogna.
3) gli esami orali sono inutili. Fanno bene a non farli in Svezia. Favoriscono esclusivamente chi è più estroverso e aggiungono un fattore "didietro" inaccettabile a qualsiasi valutazione. Gli esami orali a "domanda libera" da parte del professore sono veramente lo strumento migliore per il antenimento dello sterile nozionismo. L'università non dovrebbero trasmettere nozioni (almeno non solo); dovrebbe insegnare come fare a procurarsi le nozioni da soli quando servono.Come fa un esame orale a verificare questo?
4) l'ultima cosa vorrei dirla sull'off-topic. Sono d'accordo che siamo off-topic da decine di reply. In questi casi però, inevitabili e molto frequenti su qualsiasi forum, dovrebbe essere il moderatore a spostare il thread nella sezione giusta dove poi si possa continuare la discussione. Gli utenti non possono farlo, né è buona cosa spezzare il discorso e continuarlo da un'altra parte.

Un saluto,
Vladimir
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 11:52 pm

Gli esami orali non favoriscono gli estroversi, non favoriscono nessuno... tutti dovrebbero saper esporre delle teorie e rispondere a delle domande botta e risposta con la voce, in molti lavori devi saper parlare e quindi è sacrosanto che ci siano esami orali all'università...
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vladimir
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Sab Apr 28, 2012 11:57 pm

sulla base di cosa affermi questo? Così per sentito dire o hai delle basi concrete? Gli ultimi dieci anni di studi di pedagogia e ricerca didattica dicono esattamente il contrario. L'esame orale, del tipo botta è risposta, è totalmente inutile. A parte il terrorismo psicologico ovviamente...
V.
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MessaggioTitolo: Re: Italia vs. Svezia: formazione   Dom Apr 29, 2012 12:43 am

E' semplicemente la mia opinione. Chino la testa davanti alle tue conoscenze Very Happy
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